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L'importanza strategica della difesa in profondità

Nella cybersicurezza, gli attaccanti hanno bisogno di un solo tentativo riuscito, mentre i difensori devono avere successo ogni volta. Questo articolo discute del vantaggio dell'attaccante, ma anche di come i ruoli si invertono con strategia di difesa multilivello e proattiva.

3 min di lettura
Disponibile inenit

“Ci basta essere fortunati una sola volta, tu devi esserlo sempre”.

Questa frase viene attribuita all’IRA dopo un fallito attentato alla vita di Margaret Thatcher. Non è una citazione di classe, ma colpisce nel segno.

Il significato è semplice: quando la posta in gioco è alta, i tentativi ripetuti aumentano il rischio in modo cumulativo. Questo è il vantaggio dell’attaccante.

Il vantaggio dell’attaccante

Hai ricevuto un’email e l’hai correttamente identificata come spear-phishing.
Qualcuno sta prendendo di mira la tua organizzazione, ma questa volta hai evitato il disastro. Ottimo lavoro!

Ora però chiediti:

  • Riuscirai a identificare tutti i tentativi futuri provenienti dalla stessa fonte?
  • Tutto il personale dell’azienda farà lo stesso, ogni singola volta?

Questo è il vantaggio dell’attaccante: gli basta avere successo una sola volta. È limitato solo dalla determinazione e dalla volontà.
Sì, prima o poi si arrenderà e passerà a un’altra vittima, ma qualcun altro prenderà il suo posto.

Le probabilità sono chiaramente contro di te. Un solo errore può causare un disastro, e gli esseri umani commettono errori.

E questo è solo phishing. Esistono molte altre tecniche che un attaccante può usare per violare il perimetro, tecniche di cui tu o i tuoi colleghi potreste non essere nemmeno consapevoli e contro cui non avete gli strumenti necessari.

Il punto chiave è questo: indipendentemente da quanto siano solide le difese, puoi lanciare i dadi solo un numero limitato di volte prima che la fortuna finisca. E stai giocando alla roulette russa.

Il vantaggio del difensore

Se l’attaccante ha potenzialmente tentativi illimitati per superare il perimetro, una volta entrato la situazione si ribalta: ora, paradossalmente, è il difensore ad avere il vantaggio.

La violazione del perimetro è solo una fase dell'attacco. Da lì in poi l’attaccante deve muoversi lateralmente, aumentare i privilegi e farlo senza farsi notare. Se viene individuato, viene isolato prima di raggiungere l’obiettivo e incassare il riscatto.

Questo periodo si chiama dwell time ed è di cruciale importanza. Può durare da poche ore a diversi mesi, con una media di circa 10 giorni. Giorni in cui i ruoli sono invertiti.
Non sfruttare questa finestra è imperdonabile.

Eppure, nel settore PMI, le capacità di rilevare un intruso sono tutt’altro che comuni.
Quando senti che l’azienda di Tal dei Tali è stata colpita da un ransomware, non significa solo che l’antivirus ha fallito, cosa che accade spesso. Significa che l’intera strategia di sicurezza era insufficiente o inesistente. Significa che hanno lasciato un intruso aggirarsi indisturbato nella rete per giorni, senza rendersi conto che l'attacco era già in corso.

Il punto chiave

Una buona difesa deve essere stratificata e in profondità, con misure che aumentino l’attrito e quindi il tempo necessario all’attaccante per raggiungere l’obiettivo. Tempo che deve essere sfruttato per individuare e fermare la minaccia.

La prevenzione è fondamentale, perché prevenire è sempre meglio che curare, ma affidarsi a una sola linea di difesa è un errore grave. Un errore che può costare milioni.

Una buona postura di sicurezza non deve per forza essere costosa, ma deve essere strategica e pensata dal punto di vista di come operano realmente i criminali informatici, non di ciò che promettono i venditori.
Deve essere consapevole dei vantaggi e degli svantaggi di ogni attore in gioco e pianificata di conseguenza.

Pubblicato · Aggiornato

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